domenica 11 dicembre 2022

 A casa loro. Giulio Cavalli e Nello Scavo

 A casa loro. Giulio Cavalli e Nello Scavo. People, 2019.

Io che non vivo al mare, io che il mare lo vedo per le ferie, addomesticato Adriatico, non riesco a comprendere questo Mare Mediterraneo che ingoia vite... ma non è lui, no, il mare non ha colpe: siamo noi a dargliele in pasto, chi con l'ipocrisia dello slogan "aiutiamoli a casa loro" e chi, moltissimi, con la semplice indifferenza.
Chi sul mare ci vive, tocca con mano l'orrore.
I pescatori di Lampedusa, che quando ritirano le reti vi trovano impigliati abiti e resti, che se vedono gente in difficoltà rischiano tutto per salvarli, sono inorriditi da questa "ecatombe di povirazzi ". Sull'altra sponda Chemssedine, pescatore tunisino che "osserva la legge di Allah e quella del mare", ricompone e seppellisce i cadaveri che il mare depone sulla spiaggia.

"A casa loro" è uno spettacolo teatrale, che ancora non ho visto.

Giulio Cavalli lo racconta sulla sua pagina web: https://www.giuliocavalli.net/casa-loro/ e non si stanca di portarlo in giro per l'Italia: Giulio la voce, Federico Rama la musica, Nello Scavo i testi insieme a Giulio.

 La storia è un "nostos" drammatico di persone sconfitte, anziché eroi vincitori, in fuga da qualcosa che fa paura anche solo immaginare, attraversando deserti e prigioni su cui l'Europa tace. Anzi, fa accordi coi carcerieri.

Leggendo queste pagine, immagino la voce, la musica, la luce e poi il buio, il sipario.
Un giorno, me lo sono promesso, lo vedrò a teatro. Ogni giorno, già da ora, non penserò che quel che succede a "casa loro" sia affar loro, ma ricorderò le storie, gli orrori, la speranza che spinge ogni giorno, nonostante tutto, a fuggire verso "casa nostra". "Vi illudete di fermarli, senza fermare fame e piombo".

sabato 3 dicembre 2022

La meccanica della pace. Elena L. Pasquini

 La meccanica della pace. Elena L. Pasquini. People, 2022


Questo libro è stato per me un acquisto molto desiderato. Sentivo proprio la necessità di capire qualcosa di pratico, di reale, su cos'è la pace, in un momento in cui dichiararsi pacifisti equivale a essere traditori della patria, dell'occidente e di ogni cosa bella e buona su questa terra ch'è nostra per volere d'iddio (!).

Davvero pensare che i conflitti (che esistono e esisteranno finché esisterà l'uomo e esisterà qualcosa da disputarsi, sia esso territorio, risorse, diritti, potere) possano essere affrontati e talora composti senza imbracciare un fucile, è da malvagi collusi col "nemico" o al più da anime belle disconnesse dalla realtà?

Questo libro non espone teorie. Quelle, le espongono in continuazione i fautori della guerra, a furia di paralleli con la Resistenza (ma alcune sì, altre no, alcuni dittatori cattivi altri buoni), teorie del carrello ferroviario e amenità varie.

No, qui l'autrice racconta cose vere, che sanno di fatica, giorni e ore dedicati a colloqui infiniti, passi avanti e passi indietro. Raccoglie interviste, viaggia, passa in rassegna enormi quantità di materiale e rapporti, per consegnarci in queste pagine le vicende vere e reali di persone che hanno lavorato e stanno lavorando per quel bene effimero e fragile, eternamente cangiante e da ricostruire, che è la pace.

E' stato bello conoscere Esther del Cameroon, Juanita della Colombia, Francis e John della Sierra Leone, Awfa dello Yemen, Rehema del Congo, Beatrice dell'ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), padre Angelo della comunità Sant'Egidio.

Ogni storia, ogni descrizione delle bellezze che la guerra devasta, bellezze materiali e immateriali, ma che piccole mani coraggiose cercano di preservare e ricostruire, è davvero importante per chiunque abbia pensato almeno una volta nella vita che la pace è un'aspirazione legittima ma... Ma. Quel "ma" siamo noi, quel "ma" si può affrontare, giorno dopo giorno, anche nei conflitti più complessi, con la meravigliosa arte del dialogo difficile, del dialogo col nemico.


giovedì 24 novembre 2022

Barbascura X. Saggio erotico sulla fine del mondo

 

 Barbascura X. Saggio erotico sulla fine del mondo. Mondadori, 2021


La lettura di questo libro provoca accessi di ilarità incontrollata frammisti ad ansia profonda e attimi di smarrimento e confusione.

Sembrano ottimi motivi per leggerlo? 

La risposta è: sono confusa. Oppure, la risposta è 42 (se l'avete capita, questa cosa del 42, credo che vi godrete ancora di più molte citazioni presenti in questo libro).

La verità è che il modo di divulgare di Barbascura X è bellissimo e anche quando parla di cose che dovrebbero farci rintanare in un angolo con la testa tra le ginocchia inondando il pavimento di lacrime, ci rende felici. O un pochino speranzosi. O semplicemente ci fa capire qualcosa di più.

C'è una trama, c'è un protagonista, c'è un computer saputello (e non si chiama Pensiero Profondo... capita la citazione?) e ci sono tantissime informazioni super importanti che dovete assolutamente leggere.

Oh, io ve lo consiglio, però non rispondo degli effetti che vi farà.

lunedì 21 novembre 2022

Kabul, crocevia del mondo

Kabul, crocevia del mondo.  Nico Piro, People, 2022


Quando ho iniziato a leggere questo libro, la guerra "di moda" (triste dirlo) era ormai un'altra.

Non era cambiato Nico Piro, il giornalista autore di questo libro, a lungo inviato in Afghanistan come corrispondente del Tg3 e con alle spalle una enorme esperienza di corrispondente estero. Non era cambiato perché, essendo un profondo conoscitore delle dinamiche internazionali e delle guerre che nutrono e pervertono tali dinamiche, la sua voce è una limpida e onesta critica a ciò che le nostre imperfette ma boriose democrazie vanno operando nel mondo con i loro eserciti.

Nico Piro, sul suo profilo Twitter, scrive: "Provo a dare voce a chi non ha voce. Se vuoi la pace, impara a conoscere la guerra."

Edè veramente questo che va detto del suo lavoro e si ritrova in questo libro: accanto a una ricostruzione dei fatti "macroscopici" principali precisa e serrata, in cui i grandi protagonisti della vicenda afghana e le loro azioni vengono descritti punto per punto, fino ad arrivare al ritorno al potere dei Talebani nell'estate del 2021, Nico Piro dà voce anche alle persone di cui poco o niente si parla e che invece sono coloro le cui vite sono state piegate, stravolte e spesso stroncate da una guerra ventennale.

Mohammed Zahr è un insegnante. In un raid notturno dell'esercito regolare, durante la guerra, ha perso quattro familiari. I soldati a caccia di talebani "entravano nelle case per colpire presunti leader talebani, spesso uccidendoli sul posto, massacrando famiglie e quasi sempre persone innocenti". Continui episodi come questo hanno alienato negli anni il supporto della popolazione civile nei confronti dell'esercito straniero e delle stesse truppe afghane regolari, finendo per spianare la strada ai Talebani. Quando Mohammed finisce il suo racconto, il giornalista gli stringe la mano, poi d'istinto lo abbraccia. La sua storia ricalca mille altre dolorose storie e nessuna inchiesta sembra disposta a fare giustizia.

Fatima Khalil, detta Natasha, istruita all'estero ma tornata a Kabul per lavorare nella Commissione per i Diritti Umani, un'istituzione ormai quasi abbandonata dai donatori internazionali ma in cui lei crede fortemente, muore a 24 anni insieme all'autista dell'associazione, l'auto dilaniata da un'esplosione: è il giugno 2020, dopo il negoziato di Doha e prima del ritorno degli studenti coranici al potere.

Daniel Hale "è un ex aviere americano" e sarebbe la fonte di rivelazioni sui raid aerei delle forze speciali americane. Condannato per aver diffuso dati segreti, nella sua arringa difensiva "racconterà degli orrori chirurgici della guerra dei droni [...e dirà: "]Quello che ho fatto è necessario per dissipare la bugia secondo cui la guerra dei droni ci tiene al sicuro, secondo cui le nostre vite sono più preziose di quelle degli altri". Una coraggiosa presa di coscienza che a singoli soldati dotati di umanità accade di avere, ma che il sistema militare non prevede e non tollera.

Zaki Anwari, "promessa del calcio afghano, giocatore della nazionale under 18 [...] Era uno di quei puntini neri in caduta libera nel cielo di Kabul". Uno di quegli esseri umani che si erano aggrappati agli aerei statunitensi in partenza alla fine del ritiro completo delle truppe occidentali, nell'agosto del 2021. Nico Piro ha incontrato il fratello, non i genitori, troppo scossi da questo dolore. Lontano anni luce dallo sciacallaggio della nostra cronaca nera, Nico Piro si avvicina alle persone con rispetto e dà voce al loro dolore, perché noi possiamo leggere queste pagine e capire.

La guerra che l'occidente ha condotto male e concluso peggio lascia macerie, morti e mutilati, un esercito locale inviso a molti, esposto alla pressione incalzante dei Talebani mai del tutto sconfitti e destinato alla resa nel giro di pochi giorni, nonostante le previsioni più ottimistiche (e drammaticamente sbagliate) dell'intelligence americana: gli studenti coranici tornano al potere e l'illusione di democrazia e diritti mai veramente applicati crolla definitivamente.

Sotooda Forotan, quindicenne studentessa invitata a leggere una poesia in una manifestazione dei talebani, a sorpresa legge un appello per la riapertura delle scuole alle ragazze. La sua vicenda commuove l'occidente solo brevemente: un paio di mesi dopo il suo discorso, minacce anonime la costringono a fuggire e vivere in clandestinità.

In mezzo a tanto dolore, questo libro è anche un tributo di amore alla gente afghana e alla loro terra martoriata eppure bellissima. Credo sia importante per tutti noi leggerlo, per capire almeno qualcosa di questa crociata dell'occidente giustificata come guerra al terrore e finita per essere essa stessa il terrore, versando tantissimo sangue su questa terra ferita, per concludersi con il ritorno inesorabile dei Talebani che doveva sconfiggere. Questo è il modo consolidato per concludere le guerre occidentali: l'oblio. Un oblio che questo giornalista non accetta, decidendo di raccontare cosa è accaduto e cosa sta accadendo, provando a dare voce a chi non ha voce.


martedì 15 novembre 2022

Stefano Catone, 1943.

 Stefano Catone, 1943 People 2021


 Questo libro scorre come una sorta di diario, con capitoli che prendono il nome dalla data in cui si svolgono gli eventi descritti, in particolare lungo l'anno 1943.

Nel 1943 è nata la mia mamma e quando gli Alleati bombardarono la zona dove viveva, mentre i Tedeschi in fuga rastrellavano ogni cosa e spesso anche le persone, lei aveva pochi mesi e attaccata al seno della mia nonna passava le ore chiusa nei rifugi antibomba piangendo.

E mentre la mia mamma neonata piangeva, contribuendo all'atmosfera di terrore dentro i rifugi, su al Nord c'erano persone che si ritrovavano a fare scelte che forse non avrebbero mai pensato di fare.

Tutte le persone descritte sono persone reali e le loro vicende ricavate dalle fonti storiche. Di molti si vedono i volti nelle foto d'epoca e si immaginano i loro pensieri dietro lo sguardo.

Molti di loro sono legati dalla montagna, la montagna che rappresenta i valichi tramite cui fuggire alle persecuzioni, magari tramite quelle che sembravano escursioni alpinistiche organizzate da veri alpinisti improvvisati eroi.

Ci sono sportivi, preti, gente comune, c'è perfino una spia inglese che cade nelle mani dei fascisti e riesce a cavarsela due volte.

La persona che più mi è rimasta nel cuore è un uomo del sud, Calogero Marrone, giunto a Varese per aver vinto un concorso pubblico come impiegato e divenuto responsabile dell'Ufficio Anagrafe. Mettendo a rischio la sua vita, decide di adoperarsi per fornire documenti alle persone in fuga. Pagherà per questo, morendo a Dachau.

 

domenica 30 ottobre 2022

Il potere segreto- Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks

Il potere segreto- Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks. Stefania Maurizi, Chiarelettere, 2021

Ho impiegato molto tempo, rispetto al mio solito, per finire questo libro.

Normalmente sono una divoratrice di pagine, non solo narrativa ma anche saggistica quando riguarda temi a me cari (altrimenti, perché mai uno dovrebbe comprare un libro di saggistica?).

Il caso WikiLeaks - Assange è noto veramente a tutti, i fatti si sono svolti negli ultimi dodici anni sotto gli occhi del mondo invadendo i giornali e la rete. Eppure, grande ignoranza impera ancora tra la gente sulla reale portata di tutto questo.

Per molte persone, Assange è un personaggio controverso (ma del resto ormai perfino il 25 aprile è divisivo...), con dei lati oscuri e finalità non ben chiare, un hacker pericoloso ed eversivo con l'ombra di una accusa per stupro.

Davvero siamo sicuri di sapere tutto?

Questo è un libro che ogni cittadino del mondo dovrebbe poter leggere e potrebbe voler leggere. Sta uscendo infatti la versione in lingua inglese e spero che abbia la più grande diffusione possibile, perché le lancette dell'orologio scorrono e presto potrebbe concretizzarsi l'estradizione negli USA, dove 175 anni di carcere duro attendono Assange.

Stefania Maurizi ha lavorato per conto di Repubblica e L'Espresso sui documenti di WikiLeaks fin dal 2010, avendo fatto parte del ristretto e qualificatissimo gruppo di giornalisti d'inchiesta di varie nazioni che in qualità di media partners hanno potuto vedere per primi, prima ancora che fossero pubblicati, i materiali che i whistleblowers e in particolare la coraggiosissima Chelsea Manning avevano inviato a WikiLeaks sulle guerre USA degli ultimi anni e i cablo diplomatici, per vagliarli e verificare la loro autenticità. Questo, per una saggia scelta di WikiLeaks al fine di verificare le informazioni e cancellare ogni riferimento a persone che avrebbero potuto correre pericolo per essere nominate in quei documenti.

Il suo libro, scritto in maniera rigorosa ma anche avvincente, racconta punto per punto e fedelmente ciò che è accaduto quando il governo USA si è trovato accusato apertamente di fronte a tutta l'opinione pubblica mondiale, a causa di documenti inoppugnabili, per i suoi comportamenti vergognosi nel condurre le sue maledette guerre, vendute ai cittadini occidentali come giuste e foriere di liberazione e democrazia per le popolazioni civili.

Regole d'ingaggio ignobili, stragi di civili, torture, uccisioni stragiudiziali. Un vero film dell'orrore, ma tutto vero, condito dal sistematico modus operandi omertoso e sprezzante dei più alti vertici militari, governativi e di intelligence.

Ecco perché ho impiegato molto tempo a leggere questo libro. Perché tutto questo orrore è vero, si è svolto e si sta svolgendo sotto i nostro occhi, e mentre i colpevoli sono liberi come l'aria le persone coraggiose che hanno gridato al mondo la verità hanno pagato e pagano un prezzo altissimo.

La furia vendicativa della più grande potenza del Pianeta si è scatenata contro un manipolo di giornalisti e ha deciso di distruggere Assange, colpevole di aver aver avuto la possibilità di metterne a nudo i lati oscuri, tanto da far crollare la certezza che che gli imperi occidentali fossero il regno del bene, come molti ancora vorrebbero credere, e non piuttosto fragili democrazie che ogni giorno rischiano di mostrare il loro cuore di potere oscuro e pericoloso, pronto a stritolare chiunque pur di mantenere se stesso.

La battaglia legale è ancora in corso e la stessa Stefania Maurizi ne sta conducendo una parte a colpi di FOIA verso le amministrazioni di Svezia, USA e Regno Unito, coinvolti nel fumoso pantano legale e diplomatico che da anni ha tolto la libertà ad Assange: non è in gioco solo la vita di poche persone, è in gioco la libertà di stampa insieme al diritto delle persone di controllare i loro governi, conoscere le loro scelte e avere voce in capitolo su dove e come vengono spesi i fondi, dove vengono mandati gli eserciti e perché, quali sono gli scopi e i modi operativi delle intelligence che agiscono spesso senza criterio e controllo anche sul suolo di altri stati sovrani, in una rete di ricatti e ingerenze che va dall'Asia al Sud America fino alla nostra Europa.

E alla nostra Italia, che l'Ambasciatore USA definisce "un posto arcano e bizantino fino alla frustrazione" ma "eccellente per fare i nostri affari politici e militari".

Ho un figlio con una grande passione per l'informatica, è intelligente e vivace e ammira le imprese degli "hacker buoni". Un giorno avrà le capacità per essere un informatico di valore. Che cosa sceglierà? Io cerco di crescerlo nel rispetto della vita, della libertà delle persone, dei diritti, della verità. Ma avere una statura morale di questo tipo, se mai si trovasse a dover scegliere se voltarsi dall'altra parte o combattere per la giustizia, ne farebbe un perseguitato?


 

Per amore di Monna Lisa

 Per amore di Monna Lisa, M. Rizzo e L. Bonaccorso, Feltrinelli 2022

 


Ho amato tantissimo "Salvezza", scritto e disegnato da questo duo superlativo, per cui avevo delle ottime aspettative su questo libro.

Già solo sfogliandolo sono rimasta ammirata dal bicromatico in color seppia e soprattutto dai disegni di Lelio Bonaccorso, sempre più bravo: a una cura appassionata e certosina dei dettagli (scorci della città, arredi, quadri), accompagna uno studio dei personaggi amorevole, con un tratto solo apparentemente semplice, insieme a un uso cinematografico delle splash pages. Le persone di queste pagine hanno un'anima.

La storia è quella che un po' già conoscevamo, il famoso furto del quadro ai tempi non ancora così famoso, da parte di un immigrato italiano, umile operaio del museo. Tuttavia lo svolgimento e i dettagli sono davvero speciali: non è un giallo, non è una cronaca, non è un raccontino facile, perché Marco Rizzo si accosta con delicatezza e umanità a una persona reale, il protagonista Vincenzo Peruggi, né bello, né intelligente, né eroico. Un immigrato italiano nella Parigi dei primi del Novecento, uno come tanti, in condizioni di sfruttamento e povertà. Di fronte ai suoi occhi la Gioconda acquista un significato sentimentale, si fonde con il volto di un amore sognato e sembra la promessa di un riscatto e una felicità forse irraggiungibili.

In fin dei conti, come dice il titolo, questa storia è una storia d'amore.

giovedì 6 ottobre 2022

Cancel culture che?

Ho letto un articolo sui libri messi "all'indice" nelle scuole statunitensi, del bravissimo Franz Foti:

Cancel culture my ass, è la destra a censurare

che parla di quanto sia diffusa la credenza che sia la sinistra a cancellare ciò che le sembra culturalmente non adatto alla sua etica buonista e livellatrice. Mentre invece si dovrebbe dare uno sguardo a quanto riporta l'associazione per la libertà d'espressione Pen America, che ha pubblicato Banned in the USA, un esteso rapporto sui libri messi al bando dalle scuole e dalle biblioteche negli Stati Uniti.

Ho seguito il link e dato una scorsa al corposo documento in excel consultabile QUI
Già nelle prime righe, "La casa degli spiriti" di Isabel Allende è sospesa con "pending investigation" (forse gli smemorati dei fatti del Cile devono studiare un po' di storia? o lo sanno bene e allora meglio cancellare?), J.M. Barrie stessa situazione con Peter Pan (sul serio?), Margareth Atwood "banned in libraries" con "The Handmaid's Tale", romanzo fantascientifico distopico da cui la fortunata serie. "Il mondo nuovo" di Huxley: caspita, i romanzi distopici non piacciono proprio! "Il signore delle mosche" di W. Golding! "Il cacciatore di aquiloni" di Hosseini, si vede che non si possono ambientare romanzi a Kabul. Un libro motivazionale per bambini del cestista NBA LeBron James. Stephen King con "Elevation": fa troppa paura? No ma c'è una coppia di lesbiche. Harper Lee con il magnifico "Il buio oltre la siepe". "V for Vendetta" di Alan Moore, poteva mancare? Ovvio che no. "Maus" di Art Spiegelmann: perché??? "Uomini e topi" di Steinbeck. "Hachiko: The True Story of a Loyal Dog", la storia ormai classica in versione illustrata per bambini, che male poteva fare? Troppo giapponese il concetto espresso, o troppo canino? Il Dr. Seuss (quello del Grinch!) bandito con la versione in lingua ispanica di "Vieni a casa mia" (l'elenco riporta "Ven a Mi Casa") e qui non riesco proprio a immaginare perché. Malala Yousafzai con "Malala: My Story of Standing Up for Girls' Rights" che sicuramente è meglio non far leggere alle ragazze, no? E poi saggi di sociologia e didattica, soprattutto se parlano di educazione sessuale degli adolescenti. L'innocua scrittrice per teenagers Cassandra Clare (serie fantasy "Shadowhunters") che, passi che scriva di vampiri e demoni, ma una storia gay proprio non poteva evitarla? Rick Riordan, quello di Percy Jackson per intenderci, che nella serie "Le sfide di Apollo" parla di amazzoni lesbiche, che roba signora mia. Di serie per adolescenti, è pieno. Perché sono libri brutti, scritti male? Magari lo sono, ma hanno la colpa di avere personaggi LGBT+ o musulmani o chissà cos'altro non è allineato. Una grande percentuale di autori ha nomi non anglofoni, soprattutto dai suoni africani o orientali o musulmani. Sono allibita.

lunedì 3 ottobre 2022

Sex and the climate - Stefano Caserini

 Sex and the climate - Stefano Caserini - People 2022 

Ho comprato un saggio interessante e fuori dal comune sul clima. Lo è in effetti, ma dentro ci avevano nascosto delle profezie!

Giuro.

Allora, il libro è "Sex and the climate" di Stefano Caserini. Uno potrebbe pensare a uno scherzo, visto il titolo, ma l'autore è una persona seria, uno che di clima ci capisce, non parla a vanvera. E' ingegnere ambientale e insegna "Mitigazione dei cambiamenti climatici" al Politecnico di Milano.

Uno preparato, insomma.

Chissà che cose noiose scrive uno così... però il titolo è accattivante, promette bene.

 

 

In effetti il libro scorre magnificamente, bisogna fermarsi spesso solo perché certi dati e certe previsioni sono dure da digerire.

E' stato pubblicato a inizio 2022, prima dell'invasione dell'Ucraina, lo dico per contestualizzare.

 

 

 

 

E ci tengo a contestualizzare perché nel capitolo 8, "Narrazioni", dove si immagina un approccio romantico che abbia come argomento il clima, in uno degli esempi una persona parla all'oggetto del suo interesse amoroso appena conosciuto, dopo aver scoperto che è nientemeno che un negazionista del clima.

Uno, per dire, che investe nelle aziende che producono energia dai fossili.

E nel discorso molto ben articolato a lui/lei rivolto (che potrebbe dare adito a una conversione, o a un due di picche macroscopico ma benedetto), si parla di installare fotovoltaico e pompa di calore, "così al gas di Putin faccio ciaone".

Questo è stato scritto mesi prima che scoppiasse la guerra aperta in Ucraina e tutto l'Occidente si ricordasse che Putin è un dittatore (molti di noi lo sapevano già, almeno dal 2006, ma i più lo vedevano come un grande statista o al limite un simpaticone che donava letti a baldacchino).

Vuoi vedere che gli scienziati del clima hanno capito tutto, o almeno tante tante cose, molto meglio di chi ci governa? E che ora, per inciso, rincorre l'emergenza bollette e la penuria di energia, andando a mendicare gas presso altri regimi totalitari?

Vuoi vedere che, se abbandoniamo le energie fossili, giustizia climatica e giustizia sociale potrebbero davvero andare a braccetto?

Tutto molto complesso. A noi che non siamo del mestiere, ma amiamo imparare a capirci qualcosa, resta ancora la speranza che l'amore, dopotutto, potrebbe essere salvezza.

 




 

giovedì 29 settembre 2022

Nonna Emma, i bombardamenti e i conigli

 Quando facevo la quinta elementare, nel programma di Storia si studiavano le guerre mondiali. Siccome erano gli anni 80 e tutti avevamo più o meno nonni o prozii che la guerra l'avevano, se non fatta al fronte, almeno vista passare nel '44, la maestra ci diede come compito di farci raccontare una "storia di guerra" da un anziano familiare.

Io avevo nonna Emma, la mamma del mio babbo, che viveva in casa con noi ed era del 1910. Lei la guerra l'aveva vista passare da Palaia, quando era una giovane mamma con 6 figli affamati e un marito ferito (veterano della Grande Guerra e inabile all'arruolamento, almeno quella fortuna lì) con cui attendere che la tempesta passasse, chiusi nei rifugi.

Quando le chiesi di raccontarmi una storia di guerra, ecco quello che mi raccontò, o almeno ciò che mi ricordo io.

Quando si sentivano le sirene che avvertivano degli imminenti bombardamenti alleati, la gente correva nei rifugi sotterranei. Qualunque cosa stesse facendo, in casa, in paese o nei campi, lasciava tutto e correva con i familiari a ripararsi.

Accadde una volta che mentre erano nei rifugi, nonna Emma e un'altra signora si fecero venire la bella idea di andare a recuperare i conigli nelle gabbie. Allevare i conigli da carne era usuale sia per i contadini che per la gente di paese, tutti cercavano di organizzarsi con questa piccola attività che forniva cibo e anche la possibilità di avere qualche spicciolo vendendo le pelli degli animali macellati. Perdere i conigli sotto le bombe era un bel problema, non certo per il dispiacere per le povere bestie (nonna non è mai stata particolarmente sensibile su questo aspetto) ma per la perdita di una fonte di sostentamento.

Gli aerei alleati erano passati e le sirene non si udivano più: le due signore uscirono per andare a prendere queste gabbie piene di bestiole per uno o per l'altro verso condannate.

Mentre erano via, le sirene suonarono di nuovo! E loro erano fuori, probabilmente troppo distanti per correre nuovamente nei rifugi!

Che accadde? Nonna dice che ormai erano già lì pronte a recuperare le gabbie, mica potevano rinunciarci. Donne e conigli ingabbiati, si nascosero alla bell'e meglio in qualche fosso e aspettarono. Quando tornarono nel rifugio, trovarono la gente che piangeva e recitava i rosari in suffragio per quelle che consideravano già morte sotto le bombe.

Non ricordo particolare pathos nel racconto, nonna le cose le raccontava così, come se il lieto fine fosse scontato e gli orrori che aveva visto fossero una cosa più che trascurabile quando alla fine era poi andato tutto bene. Casomai, per ogni personaggio che menzionava, spesso apriva una lugubre parentesi, sempre con dovizia di particolari, su come quel tale, anni dopo, aveva fatto una brutta fine. Ho ancora gli incubi per un altro racconto in cui un'anziana del paese, che si recava a messa con un braciere sotto al vestito, aveva preso fuoco ed era morta così, arsa sulla strada tra casa sua e la chiesa.

Nonna era così, l'horror per lei era aneddoto e ciò che contava era che lei era lì a parlarne. Parlava un sacco e molte volte non l'ascoltavo nemmeno, perché da piccoli non si fa molto caso alla verbosità degli anziani, ci si ripensa magari dopo molti anni, quando si comincia a somigliare loro almeno un po'.

Lessi questa storia ad alta voce ai miei compagni di classe, quando fu il mio turno, come ognuno fece il mattino dopo. La storia delle bombe e dei conigli (non quella delle morti brutte eh... ne avrei avute da raccontare, in quel caso, ma non andavano bene per un uditorio di bimbi di 10 anni).

Un compagno di classe chiese, stupito, perché mai delle persone avevano abbandonato la sicurezza del rifugio per un paio di conigli. La maestra ci spiegò quanto fossero importanti per la gente dell'epoca le poche cose che permettevano loro di sostentarsi. Io pensai però che nonna si era comportata così semplicemente nell'incrollabile fede che le cose sarebbero andate bene e se la sarebbe cavata anche quella volta.

Come fu che i fascisti fecero perquisire la casa dei miei bisnonni

 

Questa storia me l'ha raccontata la mia mamma. E' la storia di eventi che capitarono alla sua famiglia prima che lei nascesse, nel 1943, storia che a sua volta lei ascoltò dai genitori e nonni. E proprio i suoi nonni ne furono i protagonisti.

Io qui la racconto come lei l'ha raccontata a me. Persone, luoghi e fatti sono reali: se qualcuno si sente coinvolto e vuole raccontarne un'altra versione, sarò lieta di ascoltarla e integrare o correggere quello che io so.

Ecco dunque cosa si narra di come fu che i fascisti fecero perquisire la casa dei miei bisnonni.

L'antefatto è che nel paese di Partino c'erano degli squadristi, nel ventennio, persone che partecipavano con una certa soddisfazione e una totale convinzione alle spedizioni punitive. Due nomi, anzi due soprannomi, sono quelli di cui sono a conoscenza: "Gare" e "il Mucchino". Un parente abbastanza prossimo del primo, tra l'altro, sposò molti anni dopo una sorella di mamma. Non credo che quel ramo di famiglia condividesse la passione fascista, o comunque quando ero piccola io nessuno più parlava di queste cose in famiglia e di mio zio ho solo bei ricordi, nulla a che vedere con quei mostri.

Ma riprendiamo il filo.

Le squadracce andavano a picchiare i dissidenti e ad elargire purghe all'olio di ricino. Picchiavano anche gli ubriachi, chiunque si fosse trovato in giro dopo il coprifuoco. Non che ci fosse un coprifuoco ufficiale: erano i fascisti locali a stabilire che dopo una certa ora della sera la gente doveva stare chiusa in casa, non bighellonare... o tantomeno riunirsi.

Erano i primi anni del fascismo, gli anni Venti. Di quegli anni il mio nonno materno raccontava che gli squadristi erano particolarmente feroci e cattivi. Quando venivano diffusi col megafono i discorsi del Duce, la gente doveva togliersi il cappello; se qualcuno osava tenere il cappello in testa (e la maggior parte degli uomini, per lo più contadini, lo portava usualmente) veniva preso a botte, a mani nude o con l'immancabile manganello.

Il nonno della mia mamma si chiamava Primo. Era nato nel 1888. Era mezzadro, come tanta gente a quell'epoca in Toscana. Povero e con una istruzione minima, ma a differenza della grande maggioranza dei contadini sapeva leggere e scrivere, così come suo fratello. Era una persona intelligente e quel pochissimo tempo trascorso a scuola prima di iniziare la vita di lavoro nei campi gli era stato sufficiente per alfabetizzarsi; era anche una persona molto religiosa e altruista.

Già, la scuola: i figli maschi, se andava bene, facevano un anno di scuole elementari. Le figlie femmine, nemmeno quello.

A volte la sera, finito il lavoro nei campi, dopo cena, gli altri contadini andavano a casa sua per imparare da lui e dal fratello; loro volentieri insegnavano quello che sapevano. Si trattava di imparare almeno a fare la firma, a leggere qualche parola... Ovviamente questo comportava che della gente si riunisse. Mettiamoci sopra che si istruisse: vai a sapere se questo poteva dare adito a attività sovversive. I fascisti non potevano non occuparsene.

Qualunque forma di riunione, perfino la recita di un rosario in parrocchia, necessitava dei permessi e dovevano essere presenti dei fascisti a controllare.

Infatti gli intimarono di smettere subito, e così dovette fare. Quella attività era considerata, testuali parole, una "adunata sediziosa".

Ma non bastava: nonno Primo ormai era considerato una persona pericolosa. Un contadino zoppo perché reduce della Grande Guerra, persona umile e religiosa, che certo non avrebbe mai organizzato resistenze armate. Non aveva idee politiche sovversive o rivoluzionarie: credeva solo che la gente avesse diritto di vivere in pace, di aiutarsi a vicenda, di non subire violenze e soprusi.

Eppure la miglior pensata dei fascisti per metterlo nei guai, fu di accusarlo di detenere delle armi. I Carabinieri, agli ordini dello Stato fascista e dei gerarchi locali, furono mandati a casa sua a effettuare una perquisizione in piena regola. 

I contadini non avevano i materassi a quel tempo, ma dei pagliericci riempiti con le sfoglie di granturco, cioè le foglie e le fibre avanzate dalla raccolta del mais. I Carabinieri zelanti li svuotarono tutti frugando tra le foglie secche, sia mai che uscisse fuori un moschetto.

L'anziana nonna Rosa aveva una grande conca, cioè un grosso vaso, su un piedistallo accanto al camino. Veniva usata per fare il bucato bollito: le lenzuola, gli abiti e la biancheria venivano messi sul fondo, poi un telone veniva adagiato sopra e cosparso di fine cenere del camino, infine veniva versata l'acqua bollente. Così le nostre nonne con gran fatica ottenevano quelle belle lenzuola bianche.

I Carabinieri, vedendo questa grande conca, chiesero a nonna Rosa, col tono di un interrogatorio: "Cosa ci fate con questa conca?". Si vede che, sagacemente, immaginavano fosse il luogo ideale dove terroristi travestiti da contadini nascondevano chili di armi.

L'anziana signora, flemmatica, rispose "Ci vuoto la pastasciutta".

Come se ce l'avessero avuta, la pastasciutta! A quei tempi era una pietanza per le grandi occasioni, perché più spesso venivano consumate minestre fatte con legumi, verdure coltivate e erbe di campo, al massimo aggiungendo un po' di pasta piccola acquistata a peso alla bottega del paese.

E il Carabiniere che guidava le operazioni le abbaiò contro: "Avete fortuna che siete vecchia! Se no, con questa risposta, voi andavate al confino!".

E così, una risposta arguta e un po' strafottente poteva costare la punizione del confino, che tanti, dissidenti o semplici oppositori di un momento, o antipatici al gerarca locale, avevano dovuto subire in quegli anni.

Poi venne la guerra, e negli anni bui del "passaggio della guerra" quando le bombe alleate massacravano l'Italia e i tedeschi in fuga rastrellavano e uccidevano, i contadini erano tra i pochi che avevano qualche verdura per potersi sfamare. Primo era una persona accogliente e non era rancoroso: ne portava anche ai figli di Gare, bambini che non avevano niente da mangiare.

Il famoso fascista Gare. Erano diventati amici? Non direi. Negli anni successivi, dopo la fine della guerra, capitava che nonno Primo lo accogliesse di tanto in tanto in casa sua. Diciamo che era ormai un ex fascista, ma certo non aveva perso la boria e l'ideologia.

Mia mamma era bambina e si ricorda di quest'uomo che, mentre mangiava e beveva alla loro tavola, non mancava di ricordare a Primo che era stato fortunato che fosse scoppiata la guerra, perché il suo nome era già in lista per essere spedito al confino.

Si vede che, non avendo trovato armi tra le foglie di granturco dei pagliericci o nella conca dei panni sporchi, si erano inventati una qualche altra scusa per fare del male a chi al fascismo proprio non voleva piegarsi.

mercoledì 28 settembre 2022

La guerra dei Bepi - A. Pennacchi

 La guerra dei Bepi - A. Pennacchi, People 2020

 

 

Io di questo libro dovrei dire una cosa sola: non leggetelo nella sala d'attesa del dentista, che poi l'infermiera si spaventa quando vi sente piangere a singhiozzi.

Ecco, l'ho detto. Ma Pennacchi non fa ridere? chiederete. Eh. Ridere. Ridere si ride sì (io rido molto quando leggo a voce alta le frasi in dialetto padovano, ma per dignità lo faccio solo a casa, che nelle sale d'attesa qualcuno si potrebbe preoccupare).

Però si piange, anche, eccome, perché la guerra è la storia dell'Italia e soprattutto l'Italia dei poveracci, ma anche dell'umanità, e soprattutto l'umanità dei poveracci, che le guerre non le decidono mai, ma le combattono sempre, nel fango delle trincee, sotto le bombe, in paesi stranieri.

Insomma leggetelo con il cuore aperto e pronti a emozioni forti e dolorose.

Bonus: esiste una playlist su Spotify che riporta le musiche che accompagnano lo spettacolo teatrale da cui il libro è tratto. Fantastico.

martedì 27 settembre 2022

Callisto e la marcia su Roma

Questa storia me l'ha raccontata la mia mamma. E' la storia di un ragazzo del paese dove lei viveva, storia che a sua volta lei ascoltò dai genitori e nonni, storia che tutto il paese di Partino, frazione di Palaia in quel di Pisa, conosceva.

Io qui la racconto come lei l'ha raccontata a me. Persone, luoghi e fatti sono reali: se qualcuno si sente coinvolto e vuole raccontarne un'altra versione, sarò lieta di ascoltarla e integrare o correggere quello che io so.

Ecco dunque cosa si narra della storia di Callisto.

Era l'anno 1922 e Callisto era un giovane contadino. Lunghe gambe e volenteroso, perché a quei tempi tutti dovevano darsi da fare, la terra dava cibo e se non si lavorava la terra si moriva di fame. A volte, si pativa la fame anche lavorando.

Era ottobre, tempo di vendemmia: come era uso comune, Callisto aiutava i vicini nella raccolta dell'uva. Stavano vendemmiando in una valle un po' lontana dalla strada. Si era fatta ora di una pausa, i contadini dovevano mangiare, e per mangiare si faceva così: uno del gruppo andava alla bottega, qualche chilometro oltre, lungo la strada, comprava un po' di baccalà e lo portava ai compagni di lavoro. Il bottegaio metteva in conto.

Callisto era giovane e, come dicevo, di gambe lunghe: fu lui a offrirsi di andare a prendere questo baccalà, o forse fu invitato dagli altri. Comunque, ognuno faceva la sua parte, e Callisto salì in strada e si diresse verso la bottega.

Giunto che fu, passava in quel momento una carovana di giovanotti chiassosi, su camionette e mezzi di fortuna. Urlavano e cantavano, sembrava interessante! Callisto chiese dove andassero. Andiamo a prendere Roma! gli risposero. Vieni con noi!

Vi pare che Callisto rispondesse che non poteva, che doveva portare il cibo ai compagni? Forse ci pensò, o forse non troppo. Dopotutto era giovane, e quella sembrava una cosa assai divertente. Fu accolto su una camionetta, si fece spazio tra gli altri e andò anche lui a "prendere Roma". E chi l'aveva mai vista Roma! Che si fa, si butta al vento un'occasione così?

Fu così che Callisto partecipò alla Marcia su Roma. Era il 28 ottobre 1922. Forese Callisto pensò a una goliardata, a una cosa divertente, forse gli sembrò l'occasione di far baldoria, di divertirsi un po' mentre gli altri faticavano. Dicono che fosse un bravo ragazzo. Probabilmente fu la decisione di un momento.

Gli altri contadini, in attesa del baccalà, si chiedevano che fine avesse fatto. Mica c'erano i telefoni e Whatsapp. Dopo un bel po' di attesa e appetito che aumentava, uno dei lavoratori salì alla bottega: che fine aveva fatto Callisto? Le persone che avevano assistito alla scena, di fronte alla bottega, raccontarono l'accaduto.

Immagino che i contadini avranno avuto il loro baccalà, in ritardo, mentre Callisto ebbe la sua avventura.

Immagino che non fosse chiaro a nessuno dei personaggi di questa storia, quello che stava succedendo a Roma, davvero, e quelli che sarebbero stati gli anni successivi.

Va detto che Callisto, negli anni successivi, non fece mai la tessera del Partito Fascista. Questo gli fa onore. Tuttavia, pagò per la sua bravata: al Referendum del 1946, quello che vide sorgere la Repubblica, gli venne negato il diritto di voto.

Raccontano che sedesse poco distante dal seggio elettorale e a chi andava e veniva dalle operazioni di voto, una vera novità per l'Italia, interpellato sulla sua condizione di escluso, rispondesse: "A me non m'importa una sega di votare".

 




lunedì 22 agosto 2022

Sandman & me

 

Ho scoperto Neil Gaiman inizialmente come scrittore, passando prima per Terry Pratchett che mi era stato suggerito dalla bibliotecaria.

Ogni breve bio lo ritraeva come il creatore di Sandman. Ho letto i romanzi per ragazzi, i racconti, il bellissimo "God of America" che è il mio preferito (ma non ho visto, per ora, la serie). Quanto potevo aspettare prima di iniziare a collezionare i volumi dei fumetti? In una collezione un po' ibrida (alcuni volumi nuovi, altri usati) ho completato l'arco narrativo poco prima che si sentisse parlare della serie Neflix. 

Chiunque abbia avuto tra le mani Sandman, sa di che parlo. E' un universo così complesso e drammaticamente bello che non se ne può non rimanere coinvolti.

Così si finisce a disegnare tizi coi capelli sparati, ratti che sembrano il pelouche dell'Ikea e corvi che sembrano piccioni (scusa, Matthew). Tanto le immagini strabilianti che disegnatori immensi e coloristi fantastici hanno creato, restano sempre lì con una storia che riprendo in mano spesso, iniziando e tornando sempre alla Overture disegnata da JHW III che per me è una delle cose più belle su cui abbia posato gli occhi.

Grazie Neal.

venerdì 19 agosto 2022

La bestia

 La bestia. Massimiliano Loizzi. People, 2022

Leggetelo: fa ridere!

Leggetelo: fa riflettere...

Leggetelo, poi ditemi se alla fine, come me, avrete la certezza: la Bestia sono anche io.

Del resto gli episodi surreali che racconta non sono accaduti o sono accaduti? Non siamo tutti davanti a grandi e piccole porte scorrevoli che possiamo attraversare o no, cercando di essere brave persone o sguinzagliando la Bestia che c'è in noi?

(Poi se come me invece che attraversarle sbagliate i tempi e vi ci schiantate contro il vetro, beh ma allora siete senza rimedio eh).

Com'è andata davvero con le femministe e chi ha picchiato chi?

Quanto è Bestia l'edicolante di fronte alla foto fake dell'immigrato Morgan Freeman, quanto sono Bestia io che se siedo vicino a qualcuno con la pelle più scura, ci faccio caso? Ci avrei fatto caso anche se fosse stata una vecchietta coi capelli blu? No vabbè sto andando fuori tema.

Perché su tutto campeggia il pensiero felice che questo libro mi ha donato, e potrete goderne anche voi ma solo se siete del 77 come me e l'immensio bestiale Loizzi: gente, non siamo Boomers! Siamo Millenials. Un po' agée, ma Millenials cavolo. Suona bene. Bestia se suona bene.


domenica 14 agosto 2022

Salvezza

 Marco Rizzo, Lelio Bonaccorso: Salvezza. Feltrinelli, 2018

(esce a settembre 2022 la versione in Universale Economica con "...a casa nostra. Cronaca da Riace" )

Cosa c'è di più bello di un fumetto bello?

Un fumetto bello che parla di un argomento importante. E lo fa condurezza e delicatezza, con una storia vera dove il lieto fine è ancora da scrivere, o meglio tanti lieti fine che potrebbero esserci, che stanno accadendo, o tanti lieti fine che purtroppo non potranno esserci più.

Colpa di una visione consapevolmente miope di un fenomeno, quello delle migrazioni, che è vecchio quanto l'uomo, che riguarda tutti noi, che siamo migranti o riceventi (accoglienti? o il suo contrario?), o l'una e l'altra cosa a turno. Perché la vita è una ruota che gira (un cetriolo che gira, con meno poesia) e le nostre case sicure e comode non saranno davvero sicure e comode fino a che il diritto a vivere in pace non ce l'avranno tutti.

Con buona pace di chi prevede di alzare muri, o già lo fa, e blocchi navali. O di chi finge pelosa preoccupazione per gli esseri umani disperati e poi stringe accordi con i peggiori dittatori e le più feroci milizie per tenere il problema lontano da noi.

Leggete questo fumetto, è un reportage, è giornalismo quello vero, quello bello, duro fino ad essere sgradevole e fatto con il cuore. 

Immergetevi nella sua storia fatta di mille storie, molte di queste, purtroppo, troncate. Immergetevi nei disegni eleganti e nei grigi delicati sui quali l'arancio del soccorso spicca speranzoso.

Siate il pettirosso che inconsapevole si ritrova ad essere spettatore e per questo testimone.

(Perché il pettirosso? Non ve lo dico. Leggetelo).

 


giovedì 11 agosto 2022

L'ultimo commosso saluto a un uomo molto amato

 "L'ultimo commosso saluto a un uomo molto amato", Pieter Freibeuter, People 2022.

 

Confesso che non ero sicura che questo libro mi avrebbe preso. Benché romanzato, mi sembrava un argomento bello pesante, quello di Mani Pulite, perciò ero pronta a una lettura faticosa.

Macché. L'ho divorato in 2 giorni.


Sarà perché me li ricordo bene quegli anni: i giudici implacabili, il lancio di monetine a Craxi, l'ascesa della Lega.

Me lo ricordo con gli occhi di liceale figlia di un tesserato del PSI, sindacalista e attivo nella politica locale. Raramente ne parlo, ma ci scherzo su dicendo che sono figlia di un raro socialista onesto. 

Ricordo vagamente il disagio e il dispiacere di chi dalla base, a quell'idea del socialismo delle origini ci credeva davvero e pur avendo intuito che il craxismo non andava dove le idee iniziali volevano, non si aspettava questa tomba scoperchiata di malaffare. Qualcosa si intuiva, ma tutto questo..?

 E' una narrazione agile, con salti temporali perfetti, personaggi totalmente credibili anche quando sembrano macchiette, con vari personaggi reali a contorno e fatti di cronaca documentati.

Il protagonista, con tutti i suoi difetti, è irresistibile. Si sa che cadrà miseramente, eppure si sta in ansia come lui lungo le pagine che descrivono quelle settimane convulse.

Si sorride, ci si commuove, ci si indigna ma alla fine tutto è vanità e resta emblematica la frase del vecchio uomo di partito ritiratosi a vita politica locale: "...io penso solo, come Bentham, che la massima felicità per il maggior numero di persone sia l'unica misura del giusto e dell'ingiusto... sono proprio curioso di vedere quanta felicità saranno in grado di portare quelli che verranno dopo di noi".

Davvero eravamo felici nella Prima Repubblica? Intuivamo le ruberie e ci andava bene così perché tutto sommato bastava qualche amico per una pratica, per un condono, per una pensione anticipata? Chissà, io ero giovane. Però ricordo bene cosa venne dopo: destre al governo e governi tecnici di lacrime e sangue. La politica sempre più lontana dalle persone, con un'onda lunga che dura fino ad oggi. Fu colpa di una classe politica "ladrona", o li lasciammo fare con un mezzo sorriso? Fummo troppo lesti a dar loro la colpa di tutto e a consegnarci a ceffi forse peggiori?


 

venerdì 5 agosto 2022

La miglior cosa che possiamo fare

La miglior cosa che possiamo fare. People, 2022

Mi piaceva, Gino Strada. Piaceva alle persone come me. Quelle che non conoscono i giochi di palazzo, quelle che non devono essere politicamente corrette perché non rivestono cariche, non ricevono onori, non contano se non un voto in campagna elettorale (e anche quello, poi... col Rosatellum...).

Era milanese ma era feroce quanto un toscano. Me lo ricordo nei talk show. Li zittiva tutti, accidenti! Lui sì che sapeva come si fa.

Ecco, forse questo è il punto. Faceva. E molto. Il parlare derivava tutto da lì. Un ateo che faceva impallidire tanti sedicenti odierni seguaci di Gesù. Uno che si riconosceva dai frutti.

Non è solo, Gino Strada. Ha lasciato Emergency in ottime mani e ha insegnato tanto a chi ha avuto l'umiltà di ascoltarlo, vicini e lontani.

Questo piccolo libro è un tributo, da una piccola casa editrice che ho conosciuto da poco. Piccola ma con grandi autori. Basta la copertina di Mauro Biani per volerlo subito sfogliare.

Ci manca, Gino Strada. Lui sapeva quanto ti danno contro, quando parli contro la guerra. A me succede solo su Twitter, nella vita vera se parli di pace guardando la gente negli occhi vedi che i distinguo ("sì ma la guerra giusta", "sì ma gli obblighi verso la Nato") si sciolgono come neve al sole. 

Era come diceva lui, con poche e semplici frasi. La guerra uccide, uccide i poveri e i loro figli, uccide il futuro, i diritti, la speranza.

Partendo dal diritto alla salute, un diritto di tutti, perché come diceva lui se lo hanno in pochi è un privilegio, ha fatto tanta strada, ne ha tracciata una che merita di essere conosciuta e seguita da tutti.